O madre
C'è qualcosa di familiare nelle parole di Ranier Maria Rilke. Qualcosa di una delicatezza infinita che riesce a penetrare in profondità e scavare un vuoto in cui abbandonarsi completamente, senza riserve, senza alcuna paura. Quelle qui sotto sono tratte da una citazione che ho or ora letto e che si trova qui nella sua versione più estesa. Le ricopio qui per segnalarle nuovamente e per non correre il rischio di perderle.
Vedi, i re giacciono irrigiditi e il narratore non riesce a distrarli con le sue storie. Sul seno beato della favorita serpeggia in loro l'orrore e li fa vacillanti e fiacchi. Ma tu giungi e tieni l'orrore dietro di te e lo copri completamente di te; non come un sipario che qua e là esso potrebbe sollevare. No, come se tu lo avessi oltrepassato, al grido di chi aveva bisogno di te. Come se tu fossi giunta molto al di là di tutto ciò che può sopravvenire, e alle spalle avessi soltanto il tuo accorrere qui, il tuo eterno cammino, il volo del tuo amore.
Vota questo post