Mettere in piazza le proprie parole

di dada (08/05/2006 - 10:13)




“Vuoi scrivere qualcosa?”, “Ti va di scrivere qualcosa?”, “Scrivi qualcosa con noi?”.
L’abbiamo chiesto ai passanti intorno a 3 tavolini sul marciapiede davanti alla saracinesca abbassata di un ottico di fianco ad un bar. Loro, i passanti, hanno in molti rifiutato senza ascoltare, andavano di fretta, però a tanti che pur non si fermavano un sorriso l’abbiamo strappato. Molti altri ci hanno risposto sospettosi “Per che cosa?” e subito dopo ci hanno chiesto che cosa ne intendevamo farne delle loro parole. Altri ancora, molti anche questi, ci hanno ascoltato, superata la diffidenza iniziale si sono seduti e hanno iniziato a scrivere.

“Allora, se ho ben capito funziona così: noi andiamo in piazza e cerchiamo di convincere le persone che passano a scrivere qualcosa. Giusto? Ma poi di tutte quei fogli scritti che ne facciamo?”. Esattamente una domenica prima l’avevo chiesto io stesso. Ancora non riuscivo ad immaginarmi cosa sarebbe stato e volevo essere preparato, preparatissimo. Mi era stato  risposto che poi le avremmo lette, raccolte e forse sarebbero andate in rete.
Poi invece ho capito, anzi ho visto che non occorreva sapere bene già tutto, aver organizzato ogni cosa ed essersi preparati prima così da poter spiegare con dovizia di particolari il seguito:
credo che tutto quello che abbiamo vissuto domenica non partiva da un prima e non arrivava ad un dopo. Era tutto raccolto semplicemente lì, assolutamente presente, contemporaneo e in un certo qual senso, forse, "sincronico" (*).
Per esempio:
ad un certo punto, nello stesso momento un’intera famiglia (padre, madre e le due bambine) stava seduta a scrivere, a un paio di metri alcuni bimbi dipingevano di rosso con le mani la porta di un frigorifero, lì appresso un partigiano raccontava, due carabinieri giù dal marciapiede sorridevano, una folla di vecchietti e giovani immigrati guardava incuriosita e io lì in mezzo pensavo:
“Ma tutto questo è incredibile!!!”.



È stata una bellissima sorpresa.
 
Si sono fermati immigrati forse convinti dal poter scrivere nella loro lingua (e ora dovremo trovare dei traduttori), vecchi topi di biblioteca con la medaglia del duce in tasca pronti a rovesciare per ore tutto il loro sapere a voce per poi scrivere poche righe soltanto: “cuelo che conta è la cultura”, amanti di ogni donna del mondo sposati da 53 anni, famiglie, vecchietti, innamorati e innamorate di tutte le età, persone arrabbiate, simpatiche, maliconiche, sole, piene di vita, pensierose e tanti altri.

La sorpresa è stata proprio questa: pensavo avremmo raccolto delle storie e invece mi sono accorto che più delle storie hanno contato le persone che siamo riusciti a raccogliere attorno ad un tavolo con una penna in mano. Forse non è nemmeno corretto dire che abbiamo raccolto le loro parole su fogli di carta, piuttosto le loro parole ci sono rimaste come testimonianza del fatto che loro sono stati lì seduti ad accorgersi che avevano qualcosa da lasciar scritto sui nostri fogli bianchi per poi rovesciarci sopra chi fiumi o ruscelli, chi torrenti o canali, chi rigagnoli o gocce di inchiosto, magari tradendo una forte emozione che dalla penna arrivava su per il braccio e per la schiena fino alla bocca e agli occhi.
Sui fogli di carta non abbiamo raccolto tante storie. La maggior parte contiene appelli, proteste, desideri, lettere, aforismi, pensieri. Quei fogli hanno una storia, che seppur breve è maggiore di ciò che vi si trova scritto ed che è in grado di farlo crescere e luccicare. Quello che conta è stato tutto quello che c’è stato intorno alla scrittura, tanto che poi quasi ogni foglio dovremmo introdurlo, raccontando del nostro incontro con queste persone, di come le abbiamo convinte alla scrittura, cosa ci hanno detto, cosa non ci hanno detto ma abbiamo potuto immaginare.

[Sulla foto in alto un link porta alle foto delle Scritture di strada milanesi. Per altre scritture sulle scritture di strada: su, irene, narsil, zu, aladin, copiascolla. Per sapere cosa è successo in giro per l'Italia andate qui, poi se siete ancora curiosi e non vi basta potreste fare un salto qua, uno , un'altro ancora da questa parte e uno da quell'altra, arrivando fin laggiù... e per vederlo qui]

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