06/12/2004

Cenni

Io ero lì, da solo, quando ancora mancavano due ore, a leggere un ingegnosissimo sistema per risolvere il problema delle targhe alterne che, tra l'altro, promuoveva anche l'igiene personale. Credo che fosse il bar piccolo in cui ero stato fino ad allora. Erano in due dietro al bancone, marito e moglie probabilmente, grigi come soltanto i commercianti padovani sanno essere, eppure le foto alle pareti li facevano sorridenti. Dunque, ero lì da solo ad ingannare l'attesa e il freddo bevendo un thè con una fretta incendiaria. Credo di essere stato fermo soltanto quei dieci minuti in tutta la giornata. Prima di essere sottoposto alla Commissione.

Ero arrivato in autobus, da circa mezz'ora. Dall'autobus, avevo visto il sole tramontare e piccole scie di nuvole viola su uno sfondo rosso andare alla sua ricerca. Avevo evitato di guardare il Brenta per motivi scaramantici derivati da conoscenze friulane. Sceso dall'autobus mi sentivo bene nei miei vestito, cravatta e cappotto e guardavo vanesio il mio riflesso sulle vetrine dei negozi. Credo sia stata la prima volta nella mia vita che, dopo essere arrivato, non ho smesso per un attimo, nelle due ore seguenti, di camminare.

Mi siedo e di colpo una vampata di calore mi fa quasi svenire. La sedia è morbida e scomoda. Il nodo della cravatta mi strozza e per parlare devo fare delle smorfie orribili, stringendo le palpebre, piegando la testa e allargando le labbra a dismisura. Il risultato è una cantilena singhiozzante che cerca di venire a capo di un discorso, senza riuscirci. Ad un certo punto la cantilena, le domande e le risposte fanno il loro corso. Esco, rientro, ascolto, mi cruccio, poi capisco e sorrido.

Fuori dalla porta ci sono tutti. Dopo le strette di mano agli sconosciuti, restano gli abbracci ai più vicini. Credo che sia stato quello il momento più emozionante. Non pensavo che ad abbracciare tante persone si potesse fare fatica. Però è una delle fatiche più belle.

Alla fine mi ritrovo a camminare per strada vestito con Moon-Boot ai piedi, pantaloncini azzurri sopra di cui c'è un tanga rosso, un maglione giallo giallo con una piccola castagna disegnata sul petto (sulla destra), un quadro intorno alla testa appoggiato sulle spalle, 1 Kg di gel sui capelli, un cappello rosa e un lungo strascico di nailon. Il gruppo delle persone abbracciate prima, intona, ogni tanto, una canzone che fa più o meno così:

«Dottore, Dottore, Dottore del buso del cul, Vaffancul, Vaffancul!».

di dada at 17:34:21 18 Commenti

26/10/2004

Bulin

Entro con il mio foglietto nella busta di plastica tra le dita e la coda tra le gambe. Cerco un poco ma non vedo nessuno. Esco, salgo nella macchina che è ancora lì e mi accorgo quasi contemporaneamente di una chiamata non risposta e di non avere più i soldi per un'ulteriore chiamata. Mando un SMS con gli ultimi 15 centesimi, accendo la macchina e mi sposto e poco dopo mi arriva la chiamata. Mi spiegano il posto e dopo un po' di giri a vuoto arrivo. L'aria è irrespirabile, tossisco, ma li trovo. Prendere da bere è abbastanza impossibile. La grassa cameriera slava mi guarda con odio quando mi permetto di alzare un dito e chiederle se posso ordinare qualcosa. Il locale è stracolmo ed è l'unica a servire ai tavoli. Trattengo il respiro al bancone per un quarto d'ora e riesco a ordinare due bottiglie di acqua, una naturale e una frizzante: 4 euro. Raggiungo gli altri e mi risiedo. La partita finisce zero a zero. Ritorniamo alle macchine, parcheggiate a nostra insaputa a pochi metri l'una dall'altra. Non abbiamo voglia di finire lì la serata e decidiamo di ritornare dov'ero stato poco prima, al bowling della Stanga. Via Anelli, una delle vie più malfamate di Padova è a pochi metri di distanza. Dentro c'è un clima suggestivo in cui si mischiano colori giapponesi ad un arredamento americano. C'è pure uno strano videogioco coreografico dove un asiatico dà spettacolo. Prendiamo da bere e ci sediamo su dei divanetti sporchi e puzzolenti. Dietro di noi un giovane cinese beve del the assieme altre due ragazze. Ha un giubbino in pelle e sembra uscito da un film di Takeshi Kitano. Alla nostra sinistra siedono dei russi, tra cui un ciccione che sembra un classico pappone slavo. Ci immaginiamo un'imminente sparatoria e ci accorgiamo soltanto dopo un po' che il tipo con il kalashnikov in mano stà soltanto giocando ad un altro videogioco. Eppure ci pareva già di vedere i proiettili perforare al rallentatore le nostre poltrone lanciando in aria l'imbottitura bianca e nuvoledi polvere. Poi decidiamo di giocare a bowling. Avete mai visto tre filosofi più o meno laureati giocare a bowling? É uno spettacolo molto divertente, soprattutto vedere me lanciare la palla, cioè vedere me provare a lanciare la palla che inesorabilmente sembra sfuggirmi tra le dita, poi invece, quasi sempre, non mi sfugge ma finisce sempre per andare nella corsia laterale. Al momento del pagamento della partita il tipo ci chiederà quanti punti abbiamo fatto. Qualcuno risponderà 96, qualcun altro 76 e io soltanto 44. Poi lui ci dirà: "Sì perchè fra un po' c'è un torneo per dilettanti" e poi guardando me " ma forse tu è megli che non partecipi". Il penultimo tiro è da cineteca. Scelgo la palla verde, mi preparo per la rincorsa, stendo il braccio all'indietro per lo slancio e poi la palla decide di essere arrivata al limite dell'estensione massima possibile, sente il richiamo della terra e sfugge dalle dita, cadendo esattamente nel posto vuoto lasciato tra due miei amici.

di dada at 23:58:13 24 Commenti

27/09/2004

Pordenone...letto!

E poi si ritorna. Suono il campanello, aspetto, salgo le scale barcollando per la stanchezza, parlotto con mio padre, vado in bagno, poi a letto e dovrei dormire, perchè sono stanco, sono veramente stanco e invece continuo a pensare agli ultimi giorni...

 

Sono stato bene, e molto. Le uniche cosa di cui mi lamenterei sono soprattutto il mancato abbraccio di saluto a Manu, e poi, forse, il risveglio di domenica, quando ho vestito per 3-4 ore i panni del Golem, come diceva Bpz, pagando i postumi del giorno precedente. Sono stato bene con tutti. Sono stati anche momenti particolari, certi molto forti. L'alternativa tra reale e virtuale non esiste. É tutta realtà, realtà soltanto.

Facendo due chiacchere con il Mullah, ci siamo trovati a scoprire che forse il bello di questo gruppo è proprio nel fatto che manca di una storia molto prolungata. In tal modo resta qualcosa di costantemente aperto a nuovi incontri, proprio perchè ci conosciamo da poco e non abbiamo tanti ricordi in comune in cui ci si possa chiudere, e così si crea un miscuglio di gratuità e immediatezza molto più forte, che credo che si racchiuda nel semplice fatto che insieme stiamo bene, in 2, in 6, in 10, in 12 non importa. E per spiegarlo non esistono, non resistono, nè servono tante altre parole.

Mi ha fatto molto piacere, poi, l'aver conosciuto Tiziano Scarpa. Ne avevo già parlato bene dopo averlo sentito a Bassano, ma mi rimaneva una riserva, perchè credevo che l'istrionismo con cui calca il palco, la sicurezza che sembra dimostrare nel sostenere le proprie idee, potessero essere il frutto di una qualche fiducia di sè eccessiva, cioè di quelle che creano distanza, perchè si impongono sugli altri. Rimanevo diffidente, perchè l'eccessiva sicurezza, o anche la sicurezza in generale, sono cose a me estranee tanto che non riescono a non spaventarmi. Invece, poi, ho scoperto in quelle quattro parole che ci siamo scambiati una persona molto diversa da quella che parlava sul palco. Mi ha colpito l'attenzione con cui ci ha ascoltati, dal primo all'ultimo, il suo venirci a conoscere e il modo che aveva di ascoltare le nostre risposte con quegli occhi così attenti, ben aperti. Purtroppo, dopo la tensione per l'esibizione la stanchezza della mattinata da Golem si è rifatta sentire, ma credo di essere riuscito un po' a parlargli al di là di essa. É che ormai non avevo più tanto la forza di emozionarmi, ma i suoi complimenti mi hanno fatto veramente piacere, soprattutto ripensandoci più tardi. Forse, per essere proprio onesto avrei dovuto dirgli che il mio blog, in realtà, è tipo un diario delle medie, dove accanto a qualcosa di veramente sentito e partecipato, ci stanno tante altre cose: immagini prese a caso e appiccicate, citazioni alla rinfusa, molte parole stanche e improvvisate e in un certo senso ci stanno pure i compiti per casa, noiosissimi. Ritornando a quello che allora si è detto, credo sul serio che la mia dimensione di scrittura coincida proprio con la lunghezza di un post. Se dovessi allargarne le dimensioni, credo che perderei l'intensità di ciò che scrivo e quelle piccole cose che mi interessano perderebbero forza e importanza se trascinate troppo a lungo. Poi, è vero che questa palestra di scrittura mi garba, che mi piace il fatto di prendere maggior dimestichezza con le parole, ma se devo dirla tutta, quello che mi piace di più è l'aggregazione che un tale strumento possiede. Il suo valore sociale, più che quello scritturale. Basta rileggere quello che ho scritto sopra per capirlo. Poi, non lo so, mi sa che dovrei pensarci ancora un po'. Ma adesso il fatto di essere tornato, significa anche che ora dedicarmi all'unica mia opera: la tesi. Sarà un mese infuocato, ma dev'essere per forza l'ultimo. Allora gambe in spalla, e al lavoro!!!

[per gli assenti curiosi, i post che ieri ho letto a pordenoneLegge sono i seguenti: uno, due e tre.]

di dada at 11:32:45 24 Commenti

13/09/2004

Depressioni, paranoie, avvallamenti

Leggo le prime righe soltanto e già un crescente senso di disagio mi conquista. Basta poco, basta solo che si accostino due domande e tutto diventa grigio intorno. Soprattutto la seconda non mi va proprio giù e si blocca in gola: "hai deciso cosa fare del tuo futuro o lascerai che ti sorprenda?". La seconda opzione sembra quasi una minaccia. Io ancora non ho idea, ma anzi è molto peggio: io non mi sento ancora nella condizione di poter decidere, e sento l'approssimarsi del momento in cui lo dovrò fare come un'imposizione ingiusta. Talvolta mi sento addirittura indifeso, o forse più indifeso di, insomma non pronto, non maturo, non preparato. Ma forse in fondo non è che mi capisca tanto. Soltanto il disagio è chiaro, insieme alla paura di qualcosa che si avvicina sempre più e che ancora non si capisce cosa sia.

L'altra sera parlava di depressione post-laurea e io speravo che non fosse una fase obbligata, non per tutti o almeno non per me. Forse non lo sarà, ma soltanto perchè la depressione pre-laurea sarà ben maggiore e non saranno possibili ulteriori avvallamenti...

[...il che potrebbe anche essere una spiegazione del mio non frequente bloggare, ma in realtà molto dipende anche dall'essere in tesi, cosa che potrebbe anche condizionare il mio umore attuale...]

di dada at 13:06:20 11 Commenti

27/08/2004

Domande e risposte

Riprendo qui le domande di pennastilo e ci inserisco le mie risposte...

1. Come avete organizzato la vostra libreria? Per argomento? Per autore secondo l'alfabeto? A casaccio? E in tal caso il casaccio segue uno schema? Completamente a caso, sono cronicamente disordinato. É un disordine in cui i miei tentativi di mettere ordine hanno generato un caos indistricabile, in cui gli ordinamenti si sovrappongono gli uni agli altri. Tempo fa utilizzavo anche la doppia fila, poi è spuntata una libreria nuova...dunque è un casaccio che segue più schemi, lo schema che predomina è quello dei libri di filosofia, che però ormai si stanno spargendo comunque per la casa... sono un disastro
2. Avete libri in lingua straniera? Se sì, li organizzate per lingua o per autore? Sì, in tedesco e inglese. Sono per lo più sparsi sui tavoli di casa mia, perchè dovrei leggerli e studiarli adesso. Quelli inscaffalati sono in giro, alcuni per lingua, altri per autore, altri chi lo sa...
3.
Li foderate, i libri, per proteggerli dal passare del tempo? Quasi mai, l'ultimo è stato foderato ben 6 o 7 anni fa...
4. Ci scrivete il vostro nome? Oppure la data di quando ne siete venuti in possesso? no
5. Sottolineate le frasi che vi interessano, durante la lettura? C
on cosa si sottolinea? Una neutra matitina? Una penna devastante? E il testo, lo glossate? Ci scrivete cioè degli appunti a margine, o a piè di pagina? Fate delle orecchiette? dipende se sono libri da studio oppure no. quelli da studiare vengono massacrati in maniera assoluta. gli altri li tratto meglio: sottolineo a matita, oppure faccio orecchie, oppure entrambi, in genere le note a margine sono solo per studio...
6. Vi è mai capitato di leggere più volte lo stesso libro? sì, dopo aver letto che Borges diceva che si legge soltanto per rileggere...
7. Vi è capitato di acquistare un libro che avevate già, un doppione cioè? E che ne fate? Lo tenete? Lo regalate?
Sì, sì... poi li regalo

8. La/il vostra/o convivente (moglie/marito, findanzata/o, compagna/o, ecc.) ha dei libri uguali. Come vi comportate? Li tenete in doppia copia o ne conservate una, e, nel caso, quale criterio utilizzate? Mancando il convivente che condivide anche la camera da letto, non posso rispondere... comunque mio fratello ha libri identici ai miei e pure mio babbo... quando me ne andrò di qui i miei libri credo che mi seguiranno, anche se non so se mi seguiranno proprio tutti...
9.
C'è un libro acquistato, che non siete riusciti a leggere perché l'avete trovato bruttissimo e di cui vorreste sbarazzarvi perché vi imbarazza tenerlo in biblioteca? E avreste il coraggio di eliminarlo? Che sorte decidereste? io spero sempre che un giorno quel libro diventi bello e lo lascio in libreria, anche se lo emargino sullo scaffale in alto dove cade più polvere perchè non è coperto...
10. Preferite il prestito di una biblioteca o l'acquisto in una libreria? acquisto
11. Edizioni economiche, "normali" o prestigiose? economiche ma invidio tantissimo quelle prestigiose e di tanto in tanto me ne concedo qualcuna
12. E-book o libri di carta o entrambi? di carta
13. Prestate volentieri i vostri libri? Ne siete gelosi? Se non ve li restituiscono, li richiedete indietro o li lasciate andare per la loro strada? li presto controvoglia, ma dipende a chi. però non li chiedo con insistenza indietro, talvolta li lascio anche andare
14. Se vi chiedessero di partecipare al bookcrossing, liberereste un libro vostro o comprereste una copia lasciando in giro quella? credo che ne comprerei una copia
15. Avete mai riciclato un libro che vi era stato donato, regalandolo a vostra volta? Ne avete mai ricevuto uno riciclato? Qual è stata la vostra reazione? ricevuti non credo, ma potrebbe benissimo essere che me l'abbiano riciclato senza farmelo sapere...riciclati sì, se li avevo già(stessa copia, edizione ecc.), sennò li tengo in ogni caso
16. Il primo libro che avete desiderato possedere (chiedendolo in regalo, comprandolo, ecc.) e che non fosse un obbligo scolastico. Dumas, Il conte di Montecristo...e invece mi arrivò Peter Pan...
17. Un libro che vi ha cambiato la vita. Dostoevskij, I fratelli Karamazov
18. Fra tutti i libri che avete nella vostra libreria, qual è quello a voi più caro? Poesie e prose di Andrea Zanzotto (è anche il più caro, nel senso di più costoso)
19. In un eventuale testamento: a chi destinereste i vostri libri? ai miei figli e se non dovessi mai averne ad una biblioteca
20. Avete mai contato quanti libri avete?
ho iniziato a contarli più volte, e ho iniziato anche a catalogarli più volte, ma non ho mai finito... sono troppo pigro...

di dada at 12:56:44 3 Commenti

13/08/2004

Cronache di una convalescenza

La sala d'attesa è più piena del solito. Provo a studiare, ma subito mi distraggo ad osservare gli altri. Ad un tratto, scorgo un inconfondibile pizzo da metallaro e/o motociclista, su maglietta nera con disegnati due enormi occhi gialli sul petto, e dietro sporgono due spalle enormi che danno un effetto 3D alla scritta "EASYRIDER" sulla schiena. Il tizio si siede e noto anche la sua compagna grande e grossa pure lei, con i capelli neri, piccole trecce raccolte in una coda che cade sull'inesorabile maglietta nera. La voce, al microfono, li chiama giusto prima di me.

Entro nella sala accanto. Mi dicono di aspettare a sdraiarmi, che il medico è occupato. Ne approfitto per curiosare tra i materiali dell'ambulatorio. Hanno delle garze rettangolari grandissime, che fanno un po' invidia, però non saprei dove nasconderle. Cerco di elaborare un piano per nascondere la refurtiva, ma la voce della dottoressa, dalla sala a fianco, mi distrae:

«Ma quante storie! ...e io che pensavo che con tutte quelle cose attaccate sulla faccia, avrebbe preso Lei il bisturi...»
silenzio, poi prosegue,
«Su che scherzo, vedrò di fare più piano che posso...».

di dada at 16:35:21 4 Commenti

27/07/2004

Pensieri

Entro in macchina, indosso gli occhiali da vista sopra quelli da sole e poi parto. Vado lento, il sole è alto e su RadioTre fanno “La strana coppia”. Silvio Soldini parla delle musiche di “Agata e la tempesta”, dice che per la prima volta ha usato all’inizio e alla fine due canzoni non originali. La canzone dei titoli di testa si sposa perfettamente con i miei pensieri.

Mia nonna mia ha ringraziato della visita appoggiando un flebile “Grazie” poco più in là delle sue labbra. Era poco più di un respiro. Mentre ero con lei volevo dirle: “Nonna, ti voglio bene”, però avevo paura, perché sapevo che ogni più piccola parola è per lei una sofferenza. Avevo paura di farle male dicendole qualcosa che quasi la obbligasse alla risposta. Così stavo lì vicino a lei, la accarezzavo e la guardavo con tutto l’amore che posso. E le dicevo anche qualcosa di poco conto, ma speravo che ogni mio gesto e ogni mia parola potessero significare soltanto quella frase di cui avevo paura.

Mentre rallento e poi mi fermo al semaforo, il fumo sembra danzare sulle note della canzone di Lhasa . Danza anche lui lento e nostalgico come i miei pensieri, poi accelera all'improvviso appena fuori del finestrino. É come se volesse scappare da me per scacciare la nostalgia che lo avvolge, uscendo con lui dalla mia bocca. Tutto sembra rallentare. Sono costretto ad andare piano, ma forse non avrei accelerato comunque. Il sole brucia il braccio appoggiato sul bordo del finestrino abbassato.

Fra qualche giorno rivedrò anche Lunìca. Il nostro probabile ultimo incontro. Sono tre settimane che non ne sento nemmeno la voce, ma in fondo è meglio così. Ci chiederemo come procedono gli studi, cosa abbiamo fatto durante la nostra assenza. Poi, le darò il suo libro, l’ultima scusa per un nostro incontro. Forse le chiederò se quel fiore l’ha spaventata e lei mi dirà che non è stato il fiore, che è stato altro, che non dipendeva da me o da lei, che non c'è colpa e non c'è merito, che semplicemente è andata così. Parleremo di ciò che finora è stato sempre incomunicabile e poi parleremo di nuovo d'altro. Ci saluteremo con due baci alle guance. Mentre ci allontaneremo, di spalle l’uno all’altra, penseremo entrambi a chissà quando ci rivedremo.

Arrivo a casa, salgo le scale e il cane mi aspetta al suo solito posto. Grunisce come è solito fare e poi salta sulla sedia arancione per un paio di carezze. Mentre entro in casa, sento un blocco di tristezza e speranza all’altezza dello stomaco. E mi viene in mente una canzone dei Madredeus:

Ainda

Vou dizendo
Certas coisas
Vou sabendo
Certas outras
São verdades
são procuras
Amizades
Aventuras
Quem alcança
Mora longe
Da mudança
Do seu nome
Alegria
Vão tristeza
Fantasia
Incerteza
São verdades
São procuras
Amizades
Aventuras
Quem avança
Guarda o amor
Guarda a esperança
Sem favor
Ainda
Ainda
Ainda
Ainda

di dada at 17:07:51 15 Commenti

15/07/2004

Così poco, così tanto

...perchè sono cose piccole, ma di colpo ti rendi conto che sono grandissime
E danno coraggio
Insomma, talvolta basta così poco...

Ad esempio:
5 fette di un tiramisù al cioccolato senza uova, dopo svariate fette di torta salata.
Una borsa pesante da trasportare con dentro tanti libri e con una rosa bianca senza spine che sbuca di fuori.
7 spiedini di frutta immersi in liquidi più o meno arancioni.
1 maestro ciliegia direttore d'orchestra col motore che "ròve"
5 volti sorridenti, 10 occhi attenti, 10 mani, di cui un paio che tremavano di nascosto,
3 future veline però non tutte assieme che non ci si deve fare concorrenza in casa
2 telefonate di altri occhi e altri volti, forse più stanchi (perchè c'hanno da lavorare) però pure contenti
1 verbo da usare a piacere, temporeggiando o spacciando per vero

di dada at 17:54:03 16 Commenti

06/07/2004

Taglio

Decido di tagliarmi i capelli. Come sempre, la decisione cade di domenica e per tutto il lunedì ci rimugino sopra: come? quanto? perchè?
Poi, arriva il martedì. Dubito, mi convinco e vado. Quando entro, il barbiere sembra non riconoscermi, ma poi capisce.
Vado sempre nello stesso posto da più di 15 anni. Il posto rimane lo stesso, e pure i proprietari sono più o meno sempre uguali. Anche i giornali con i diversi tipi di taglio di capelli sono sempre gli stessi. Ogni volta mi soffermo su due varianti: cotonati o cortissimi. Poi decido sempre una via di mezzo che riesca a combattere l'effetto fungo, senza rinunciare al ricciolo.
Ormai, da cappellone, mi accorgo del tempo che passa tra un taglio ed un altro dalle modifiche della famiglia del proprietario. Tutti e due lavorano lì, marito e moglie. La successione degli ultimi tagli è stata: pancione, poi foto del bambino, poi bimbo piccolo e oggi è già più grande, non stà mai fermo e gioca con l'asciugacapelli acceso.
All'uscita scopro qui sotto, che Charlie Brown annega la tristezza in un taglio di capelli. Per me è rilassante, infatti più che triste, mi direi agitato.
Dopo mi diverto a scoprirmi sempre più vanesio, alla ricerca del mio riflesso su ogni vetrina.
di dada at 12:28:57 9 Commenti

04/07/2004

Ipotesi

Al telefono, io e Diego.

- E dovrebbe pure essere pieno di gente... credo che sverrò prima di poterglielo dare.
- Allora vieni al mare domani mattina alle 5? visto che dormirai così presto...
- Non so, dipende da quanto è comodo il selciato....

- Beh, ricordati che gli uomini sono tanto disabituati a regalare fiori, quanto le donne a riceverli... Puoi aspettarti di tutto!
- Potrebbe iniziare a mangiarsi il fiore e poi a picchiarmi con il gambo?
- Ecco, è un ottimo esempio...
- Ah, grazie, adesso sì che mi hai tranquillizzato.

- Oppure potrebbe anche prima guardare il fiore, poi guardare te e ringraziarti con un bacio sulla guancia.
- E poi ci sarebbero altre duecento persone...
- Se fosse un film, se ne andrebbero tutti. Se invece lei fosse una vera diva, si girerebbe verso i suoi amici e direbbe agitando la mano in aria con grazia: "Ah! Che pensiero delicato!"

di dada at 11:16:16 25 Commenti

03/07/2004

Lilium

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

poi uno decide di prenderle un fiore, un girasole si proponeva...però non c'era e poi c'erano i lilium in bella mostra che dicevano comprami, comprami... poi uno si rende conto che è un fiore enorme, GRANDISSIMO!!!

Credo che cadrò a terra privo di sensi prima di darlo a chissò io...

Ah, la vita, i fiori e l'imbarazzo...

di dada at 18:29:43 3 Commenti

21/06/2004

Il giorno più lungo

Un dolore lancinante fra testa e collo mi sveglia alle sette di mattina.
Tornare da Venezia, sabato, con il finestrino aperto, dopo che aveva piovuto e faceva freddo, non è stata una gran bella idea...
Così, mi alzo, gironzolo intontito per la casa e prendo un moment.
«Com'è andata ieri?», chiedo a mia madre in soggiorno.
«Bene...» risponde senza convinzione
«e perchè è andata male?»
«ci sono state delle cose che non mi sono piaciute...».
La finiamo qui. Torno a dormire.
«Allora ti svegli?»
«Non, è ancora presto?».
«Va bene, ti lascio ancora un'ora» risponde mio padre.
«Com'è andata ieri?» gli chiedo. «Bene, bene!» risponde lui convintissimo.
Mi alzo alle dieci, per radio dicono che è oggi è il solstizio d'estate, il giorno più lungo dell'anno.
In genere me ne accorgo sempre qualche giorno dopo.
Guardo fuori e penso: «Sarà anche il giorno più lungo dell'anno, ma senza sole non è che uno se ne accorge poi tanto...».
Al risveglio c'è un messaggio che mi attende. Non è lei, ma è Marina: mi vuole restituire il sacco a pelo.
"Alle due, come giovedì" le rispondo. E lei, come giovedì, ritarda di una mezzoretta buona, ma oggi va bene così che non ho fretta.
Mi offre un caffè e parliamo un bel po'. Introduco l'argomento clou con un po' di imbarazzo, ma dopo lei è di una lucidità assoluta e del tutto luminosa. Che bella cosa, avere amiche così...
Verso le sei, vado a bere qualcosa con S.
Tra il secondo e il terzo bicchiere mi telefona mia cugina.
Le avevo appena scritto che non sarei andato a correre con lei, per via del fango.
Mi chiede del libro e le dico che glielo porterò più tardi.
Dopo un po' torno e vedo S in difficoltà con un vecchiardo che gli si è appiccicato.
Non lo lascia proprio stare, nemmeno quando si volta un attimo verso il barista: «Eh, ma come? Non vedi che ti sto parlando? Quando ci si parla, ci si deve guardare in faccia!!!».
Intanto io ordino, per me e per S.
Il vecchiardo ha una camicia rosa a maniche corte, dal collo pende una medaglia dei parà, come il tatuaggio sopra il polso. Il pizzetto bianco, però, l'avrei detto da alpino. É chiaramente ubriaco e stà mangiando un uovo sodo.
Con la scusa di una sigaretta riusciamo a svignarcerla.
«Io lo sapevo che non dovevo rivolgergli parola, che era il classico tipo da evitare in un'osteria»
«Eh, sì, ti ha attaccato una torta notevole» [,-) edi]
«Già... solo che trovavo troppo ridicola la situazione: vengo abbandonato al bancone per una telefonata, proprio nel momento in cui anche l'oste sta telefonando».
Torniamo a sederci e inevitabilmente il vecchiardo torna da noi.
«E allora tu studi filosofia...», poi guarda me e dice «Piacere, Narciso».
Gli stringo la mano, e lui inizia a parlare; nell'ordine:
di Eschilo, di Dostoevskij e dell'Andrej Kolosov di Turgenev,
poi degli europei e dei piagnistei per le vesciche ai piedi dei calciatori, che dovrebbero andare a piangere dalla mamma
e infine un brevissimo excursus sul dominio esclusivamente americano dell'esistente.
Poi se ne va e anche noi usciamo.
«Ma parli anche di Narciso nel tuo libro?», chiedo a Simone mentre andiamo alla macchina.
«Sì, c'è anche un capitolo dedicato a Narciso... Ci pensavo mentre ero in bagno: un mio capitolo che mi dice: "e che te ne fai della laurea?"».
Prima di andare a casa, passo da mia cugina e le consegno il libro.
«E non l'hai guardato, magari avrebbe potuto cambiarti la vita...»
«No, meglio di no... oggi ho preso 3 nuovi libri in biblioteca, di 400 pagine l'uno.
Magari la vita non me la cambiano, ma questa estate è già diventata qualcosa di diverso...»

di dada at 09:49:00 2 Commenti

20/06/2004

dreams

Torno da Piazzale Roma o Tronchetto, all'una di notte, dopo avervi appena accompagnato due autostoppisti.
Non è proprio vicino a casa mia, ma volevo guidare un po' e, in fondo non sapevo dove girarmi, lungo la Romea, dopo aver festeggiato una licenza media, ragggiunta a fatica, quasi trent'anni dopo.
Nella notte, la guida è un ottimo stimolo per il pensiero. E così, mentre ritorno a casa, penso.
"Trust your intuition" era la seconda carta delle fate che rispecchiava il mio tempo presente, venerdì sera ad una cena indiana (ricordo solo il nome dei quasi panzerotti indiani: samosa, però ho imparato in ungherese "lumaca" e "micetto").
"Ascolta la tua voce interiore, è questo che ti chiedono le fate. Lasciati guidare dal tuo cuore, lui sa di cosa hai bisogno".
E così pensavo, mentre guidavo. E mi sentivo contento, perchè stavo guidando, perchè la musica alla radio era finalmente diventata decente, e perchè le fate mi avevano detto che dovevo soltanto ascoltare la mia voce interiore.
Ma quale lingua parlerà la mia voce interiore?
E tornavo e stavo guidando e pensavo.
Pensavo che era giusto innamorarsi e che oltre che giusto era possibile e oltre che possibile era reale, era quello che mi stava capitando.
Ma pensavo anche che l'avvicinarsi così tanto fa paura, che prima di essere qualsiasi altra cosa, rappresenta innanzitutto una perdita. La perdita del proprio spazio, del proprio equilibrio, di se stessi.
«Bisogna perdere tutto, per guadagnare tutto»?
I tarocchi irlandesi erano delle carte rettangolari 15 x 9, con delle immagini di fatine nude e delle scritte in inglese, poi c'era un libretto di spiegazioni.
Si dovevano mescolare senza tenere nulla di incrociato, poi occorreva fare tre mazzetti con la mano sinistra, che rappresentavano rispettivamente il passato recente, il presente e il futuro prossimo.
Non ricordo il nome della prima carta, del mio passato recente.
Per il futuro c'era una scritta quasi illeggibile alla luce della candela, ma lentamente si è poi scoperta: "dreams coming true".
Guido e torno a casa.
Poco prima di parcheggiare uno degli autostoppisti mi chiama, mi ringrazia ancora, mi chiede se va tutto bene, gli dico di sì, che ormai sono a casa, che il viaggio è stato tranquillo e veloce. Sorvolo il dettaglio di un sorpasso azzardato che potevo anche risparmiarmi.
Soffia il vento che precede la tempesta, mi scompiglia la camicia, i capelli, mi elettrizza e mi fermo un po' fuori a respirarlo e a godermelo, prima di andare a dormire.
Mentre stava grandinando, ho sognato di essere il mago Merlino.

Dreams
             coming
                          true!

di dada at 13:26:00 2 Commenti

18/06/2004

un po' di sano narcisismo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo qui, sarei io. Che mi avevano catturato tempo fa, e ora mi hanno rilasciato. Le immagini, in forma più visibile e fotografica, si trovano sul blog della trappola e sono firmate Kimota.

 

 

 

di dada at 10:58:11 Commenta:

17/06/2004

immagini su uno specchio

La notte prima ero tornato tra la pioggia e l'euforia enogastronomica della trappola.
Così, mi risveglio a rilento, arso dalla sete della sera prima.
"C'è poco tempo", mi dico, "ma non troppo poco: ancora un'altro sogno, poi un altro. Poi vai!".
E così mi raccolgo, mi distendo, mi rigiro, e cerco di continuare a sognare quell'abbraccio.
Poi vado.
Ed è un giorno di sole.
Giù al telefono parlava di uno spiraglio che si era aperto nel cielo, ma io avevo freddo, non ci credevo e poi invece.
Me li sento addosso i segni dei raggi di sole, come piccoli solchi, piccoli sentieri di calore.
Filo e Marta esplodono dei sorrisi enormi a leggere l'ultimo suo messaggio.
E io quasi unisco le punte degli indici per l'imbarazzo di vederle così felici per me.
Intanto aspetto e riaspetto Marina, sotto il braccio ho il sacco a pelo da prestarle e continuo a fissare impaziente l'ora, che devo andare, devo andare, insomma. Poi passo l'incomodo sacco a Filo e vado.
Ed è un giorno di sole.
Arrivo, il mio nome segue il suo nella lista.
Arrivo, ne vedo la borsa, ma lei manca.
Esco in cortile per una sigaretta.
Poi la vedo attravero la vetrata, ci sorridiamo, prova ad aprire una porta, ma non si può.
Allora andiamo verso l'entrata, dalla parte opposta.
Ci muoviamo insieme, come se fossimo immagini su uno specchio, sbirciandoci dalle vetrate.
di dada at 23:32:20 Commenta: